Valentina's profileJust Me, Myself and IPhotosBlogListsMore Tools Help
    April 30

    cake power/2

     
    la torta... piacque ^^
     
    (vedi foto)
    April 29

    cake power

     
    la sibilla è andata in pensione. da quando ho iniziato a scrivere le sue frasi, le mie giornate hanno preso una brutta, brutta piega - perciò, nella migliore tradizione neoliberista, me ne sono liberata, e attendo con fiducia che la vita torni a sorridermi.
     
    intanto posso affermare che  fare una torta rende momentaneamente invulnerabili
     
    c'è da dire che in cucina non mi sono mai molto cimentata, soprattutto per via di due fattori, considerati simultaneamente:
    - io amo la mia libertà, specialmente le libertà di azione e di movimento
    - la cucina di casa mia è il luogo più affollato della casa.
    ciò ha scoraggiato la mia vena artistica culinaria. praticamene, so fare solo torte.
    data la temperatura crescente, però, sarà da gennaio (o forse addirittura dicembre, quando la casa è stata invasa da dolci natalizi) che non mi esprimevo in cucina. oggi ho, in modo molto furbo, optato per una torta fredda - una torta allo yogurt. l'ho addirittura decorata con fragole fresche. e, magia, mi sono sentita meglio.
    certo, forse non è solo per la torta che mi sono sentita così. ho visto sorridere una persona dopo mesi (non sto esagerando), ciò ha portato un po' di quiete nella nostra cucina. inoltre, la magnolia sta mettendo i fiori, proprio fuori dalla mia finestra già invasa di rose.
    a volte ho la sensazione di stare cercando ogni pretesto di positività, calore, gioia e simili intorno a me, soltanto per minimizzare gli orrori e le delusioni con cui imprescindibilmente mi trovo faccia a faccia. a volte il gioco mi riesce, a volte no.
    spesso poi, bisogna mettere le alternative su una bilancia e scegliere il male minore. per esempio, torte e sorrisi versus relazioni internazionali - l'orale incombe, e potrei finire sugli annali come colei che mandò in fumo un 28.
    per ora però credo sia stato meglio così, quel sorriso mi ha riempito la giornata. e poi, a chi non piacciono le ragazze che fanno le torte? :)
     
    April 28

    scoprendo l'acqua calda

     
    nell'ultimo periodo ho scoperto che:
     
    le persone ti stupiscono sempre
     
    certe famiglie sono più soggette all'instabilità mentale
     
    l'integrità è un valore, un auspicio, una verità, ma anche solo una parola
     
    tenersi tutto dentro a volte è come inghiottire lamette, ma non farlo è una tortura ancora più grande
     
    quando credi di sapere qualcosa, in realtà non ne hai la più pallida idea
     
    normalità è una parola che non vuol dire niente
     
    quando vedi il pilastro della tua vita scigliersi in lacrime, qualcosa non va...
     
    il sapone non lava via tutto il marcio
     
    i paragoni... sono un casino
     
    pensare ad altro a volte è impossibile, perchè ovunque ti giri  è sempre lì
     
    volare, respirare e addormentarsi sono parole che vorrei cancellare dal mio vocabolario
     
    la stretta nello stomaco è dura a morire
     
    una sola giornata può cambiare il resto della tua esistenza
     
    parlare per metafore non ti fa stare meglio; parlare, non ti fa stare meglio; stare zitto, non ti fa stare meglio
     
    c'è qualcuno, là fuori, che è sempre migliore di te
     
    certe volte non puoi contare sugli amici; a volte, non puoi contare nemmeno su te stesso
     
    certe volte... non ti resta che piangere
     
    come direbbe kenneth walts, "l'anarchia regna sovrana".
     
     
    libero sfogo di pensieri e parole
    in preda a qualcosa che
    non so definire
     
    April 22

    la sibilla del 22/4/2007

     
    la sibilla oggi dice che il viola domina.
     
     
    per voi non vorrà dire niente, ma se questo caldo si mantenesse questa frase avrebbe effetti tangibili.
     
    sono una persona cinica.
    non sempre, ma spesso lo sono.
    io ieri ci ho pensato, che sarebbero potuti essere tre anni insieme. penso di averlo pensato solo io. non è un pensiero da premiare o sanzionare, di per sè, secondo me. il cinismo viene fuori pensando al giorno che ha preceduto la riflessione, così speciale, e alle conseguenze che ne traggo. me le tengo per me, perchè sono davvero davvero ciniche. parafrasando, direi che è stato meglio per entrambi. non mi secca che qualcuna sia migliore di me, è quasi un sollievo non essere più su un piedestallo - mi piace il mondo da quaggiù, non devo raddrizzare la vita di nessuno. NESSUNO. amanti amici amiche fidanzati colleghi compari conoscenti sconosciuti. sono una persona normale e non ho superpoteri a disposizione. i drammi degli altri rimangono guai da risolvere da loro, le mie tragedie sono mie e le rammendo come posso.
    volevo aggiungere, in ossequio sempre al discorso iniziale, una disquisizione sull'amore eterno, sul partner perfetto, insomma sulle illusioni che gli innamorati in quanto tali si fanno (non gli innamorati cinici però), ma per rispetto a una persona che secondo me sta soffrendo rimanderò a quando la ferita non farà più male.
    anche il rispetto in effetti è una bella parola che spesso viene svuotata del proprio significato.
    rispetto verso idee e opinioni altrui, rispetto della privacy delle persone, rispetto della dignità, rispetto di qua e di là.
    vorrei anche parlare del diritto allo studio, dei cartelloni deliranti che inneggiano alla venerazione del sistema scolastico lombardo (già che ci siamo vogliamo confrontare il nostro con quello dei villaggi thailandesi o ghanesi?), ma mi trattengo... per ora.
     
    viva le domeniche di sole più estivo che primaverile, mentre tu studi! appena avrai dato l'esame inizieranno le piogge monsoniche su tutta la regione! e in quelle condizioni, il viola come farà a dominare? forse nell'australia a rischio idrico ancora...
    April 21

    la sibilla del 21/4/2007

     
    la sibilla oggi dice che   una vita è troppo poco e due troppo poche.
     
     
    Certe volte guardo il mare, questo eterno movimento
    Ma due occhi sono pochi per questo immenso
    E capisco di essere solo 
    E passeggio dentro il mondo
    E mi accorgo che due gambe non bastano per giralo e rigirarlo
    Ho bisogno di dividere tutto questo insieme a te
    Certe volte guardo il cielo, i suoi misteri le sue stelle
    Ma sono troppe le mie notti passate senza te, per cercare di contarle
    E se è vero che ci sei, vado in cerca dei tuoi occhi io
    Che non ho mai cercato niente, e forse niente ho avuto mai
    Prima che cambi la luna e che sia primavera
    Quest'uomo ha capito il suo limite nel mondo
    April 20

    la sibilla del 20/4/2007


    la sibilla oggi dice: ogni giorno di più.

    suggerisco un paio di argomenti da approfondire, come appenderli in una bacheca virtuale, come gettare un sasso nello stagno globale... i miei argomenti sono:


    enjoy.

    April 19

    la sibilla del 19/4/2007


    la sibilla oggi dice che   le cose non cambiano finché noi non le cambiamo.

    oggi metto finalmente da parte qualche chilo di relazioni internazionali, inizio a pensare alle domande da fare al prof quando andrò a ricevimento e a dove colpirlo quando non mi lascerà parlare. è il momento di iniziare a pensare all'orale, a economia internazionale il 31 maggio e a sociologia politica ed economica, materia tra l'altro nella quale potrei (dovrei, vorrei?) finire per fare la tesi. il microcredito. sì, per ora ho pianificato le mie impellenze fino all'estate. così posso godermi meglio il resto del tempo. giugno, dov'eri? (cit.)

    la giornata che m'interessa di più ora è domani. non un domani generale, proprio venerdì venti aprile duemilasette. non soltanto perchè vado (nb. presente, tempo della certezza) in australia, ma per altri motivi noti e meno noti che forse importano solo a me e sarebbe anche comprensibile fosse così. belle le frasi senza punteggiatura della vale!

    ma è normale che dall'inizio dei nuovi corsi noi "scienziati politici" andiamo a letto con le galline? succede solo a noi? mboh! staremo invecchiando.

    April 18

    la sibilla del 18/4/2007

     
    la sibilla oggi dice:   affilate i vostri coltelli.
     
     
    ORA
     
    io vorrei fare un commento non richiesto sulle nuove pubblicità della reebok. quelle che dicono tra le righe che "perdente è bello".
    perdente non è bello.
    perdente non è bello perchè perdente si arrende, vincente non si arrende e ha il coraggio di correre il rischio che i suoi sforzi paghino. perdente non ci prova neanche.
    perdente corre piano. perdente discute di rasoio o ceretta. vincente se ne frega, di rasoio e ceretta. vincente salva il fiato. vincente parla poco e pensa spesso (sì, anche a come continuare a vincere).
    perdente critica vincente. perdente dice "perchè corri tanto da non riuscire più a stare in piedi?". se avessi un pennarello scriverei in primaticcio che è meglio non stare in piedi perchè si è corso troppo veloce piuttosto che trascinarsi in giro per tutta la vita. credo vincente sarebbe d'accordo con me.
    perdente gira il dito nella piaga e dice "hai fatto a pezzi il tuo record o solo te stesso?". vincente, se gli importasse, risponderebbe che anche se non ha stracciato il suo migliore personale, anche se ha vinto qualcun altro, almeno ha fatto qualcosa che ama; il record lo farà la prossima volta. vincente si migliora sempre perchè impara dai suoi errori. vincente è per il fair play. perciò, vincente vince sempre, anche quando arriva secondo.
    vincente supera i suoi limiti. e perdente? beh, perdente corre easy...
    April 16

    distorted

     
    non c'è da stupirsi se la nostra percezione della bellezza sia distorta.
     
     
     
    ma quante mucche ci sono in giro per milano?! muuuuuh!
    April 13

    vivaldi

     
    è l'ora dei ripassi feroci, della concentrazione morbosa, degli schemi scritti veloci per imprimere nella memoria le nozioni fondamentali sulle quali intarsiare il discorso, giovedì.
    la musica mi aiuta a non alzarmi dalla sedia ogni cinque minuti. la strumentale, soprattutto. la classica.
     
    perciò chiedo
     
    che pezzo di vivaldi ha suonato edwin marton al gala del pattinaggio di torino 2006? me l'hanno sempre spacciato per la danza del fuoco, ma così non è.
    HELP!
    April 10

    stoned

     
    ricordate sempre che le parole sono pietre.
     
     
    le parole sono eterne. pronunciandole, scrivendole, sii consapevole della loro eternità.
    April 08

    puntata 001

    La tavola rotonda


    Quasi tutte le sedie intorno al tavolo erano ormai occupate. Ad ogni scranno corrispondeva una bottiglia d’acqua con un bicchiere, un blocco per le note con relativa penna (chissà perché non le avevano mai con sé) e un fascicolo riassuntivo degli argomenti che sarebbero stati toccati nel corso della riunione. Le luci artificiali annullavano ogni ombra nella stanza e facevano sembrare le pareti ancora più bianche. Alle 15.05 chi ancora era in piedi prese posto. La chiamavano la tavola rotonda, anche se rotonda non era, non perché in quella stanza fossero tutti uguali, ma perché volenti o nolenti tutti i presenti dipendevano l’uno dall’altro nello svolgimento del loro lavoro, e perché quell’espressione dava un tono mitico a ciò che stavano facendo. Insomma, li univa.

    “Bene, diamoci da fare”, sentenziò Claudia.
    Gli amici l’avevano soprannominata Geranio per la sua marcata somiglianza con la Gerini. Nelle trasferte all’estero la chiamavano tutti “Geri”, e a lei piaceva quel tocco cosmopolita nella sua personalità; come dare torto a quella che aveva dato un senso alla parola “stile” in quella maison? La sua soluzione era sempre, per definizione, la più elegante. Il suo gusto trascendeva scuole o insegnamenti: era qualcosa di innato, per lei.
    Se l’uomo è fatto di polvere, lei era fatta di polvere da sparo. Un mix agrodolce micidiale di saggezza e ironia (che spesso sconfinava in sarcasmo) degno di un cocktail che solo angeli e demoni possono reggere. Era in grado di smontare la stagista più volenterosa con una sola frase; per tutti gli altri, bastava un suo sguardo. I colleghi avevano imparato a cucirsi la bocca e allontanarsi ogni volta che, dietro la montatura da lettura, alzava il sopracciglio, a labbra serrate. In più era profondamente irriverente, caratteristica pericolosa ma per la quale molti (anzitutto coloro che non osavano mai prendere posizione) la adoravano.
    In riunione, era la prima a prendere la parola e l’ultima a chiudere la “seduta”. Ciononostante, non la si poteva definire il capo. Il capo era uno solo, il proprietario, colui che dava il nome al brand, e non partecipava mai alle riunioni se non all’apertura dei lavori e per fare gli auguri di Natale. A volte nemmeno in quelle occasioni: se era in viaggio di lavoro (cioè vacanza) si limitava a mandare un fax, che Claudia leggeva e coloriva dei suoi commenti. Naturalmente se Asia – la figlia del capo – non era presente.

    Nonostante avesse tutto, ad Asia non bastava più fare la fotomodella (per tutte le collezioni del padre, il quale le aveva anche dedicato alcuni modelli). Quando non era in giro per il mondo, spesso si presentava al lavoro dal suo vecchio, che aveva affidato alla tavola rotonda il compito di istruire la ragazza, facendola partecipare attivamente al loro lavoro - poiché un giorno tutto quello sarebbe stato suo. Questo ovviamente comportava che le consegne rischiassero di non essere rispettate o che la tabella di marcia venisse cambiata, perché un “consiglio” della figlia del capo non poteva certo essere ignorato. C’era da dire che imparava in fretta; troppo in fretta, per alcuni.
    Il suo accento tedesco (aveva studiato in Svizzera) strideva con il suo aspetto; ogni uomo era pazzo di lei, perché la sua frizzante giovinezza, quegli occhi liquidi e quel suo sorriso appena accennato facevano di lei un essere di cui veniva voglia di prendersi cura… finché non apriva bocca. A quel punto, alcuni rinsavivano.
    Era andata a scuola di buone maniere, ma non ne aveva interiorizzata nessuna. E questo, per le donne dell’ufficio, era motivo di risentimento: affermavano che le si leggeva in faccia che stava recitando – il più delle volte perché voleva qualcosa in cambio della sua gentilezza. Forse erano semplicemente invidiose del fatto che lei fosse la giovane e bella figlia del capo, e avesse tutto senza aver fatto nulla per essersi meritata tanta felicità. Non si erano mai domandate se lei fosse realmente felice.

    Flavia prese la parola e, stampe alla mano, fece il punto della situazione della stagione appena trascorsa. Il suo ruolo nel gruppo era tra l’ambiguo e l’incomprensibile. Era esperta di tutte le mode del momento, ma non ne aveva mai creata nemmeno mezza di suo; forse perché non ne era capace, forse perché aveva così tanta paura di sbagliare e di non essere considerata “trendy” dagli altri che non ci provava neanche. Non usciva di casa senza i suoi occhialoni alla moda, nemmeno di notte. Tendeva a parlare a sproposito, seminava consigli non richiesti, e per ogni cosa ti rimproverava per il semplice fatto che magari aveva letto su chissà quale rivista che era meglio fare così o cosà. Le amiche non l’avevano mai vista struccata, e con un misto di curiosità e timore si chiedevano come potesse realmente essere sotto quel cerone. La sua tinta non le donava, ma era troppo alla moda per privarsene - un po’ come la frangetta da teenager che cozzava fortemente con i suoi “anta”.
    Era stata sposata con un chirurgo estetico, e ne portava sul corpo tutti i floridi segni. Lui era poi scappato con una delle sue infermiere, e lei aveva fatto il balzo dalla fotografia di moda alla moda stessa.
    Flavia sapeva farsi voler bene. Era sempre disponibile con tutti, sempre sorridente, sempre una buona parola pronta – ma tendeva poi a pretendere lo stesso trattamento, e giocava spesso a fare la vittima. Il più delle volte la spuntava; era molto difficile resistere ai suoi splendidi occhi verde acqua, quando invocavano aiuto.

    Elena la interruppe dopo poche frasi. Era una professionista, e l’approssimatività di Flavia le dava ai nervi.
    La chiamavano Mirò per le sue curve, che portava con naturalezza, come ogni donna dovrebbe fare. Nel gruppo, era quella che passava più tempo al telefono: organizzava le conferenze stampa e sorteggiava le vittime da mandarvici, teneva i contatti con la sartoria, curava i rapporti con l’estero e i giornalisti, cose così. Se la cavava nel suo mestiere, anche perché sapeva che se avesse fatto un passo falso, la sua sarebbe stata la prima testa a cadere. La sua fantasia le era di grande aiuto nell’aggiustare gli imprevisti, e se era necessario, sapeva mentire, ma non le piaceva.
    Viveva in una villetta in mezzo al verde, insieme al suo compagno di una vita ed al suo cane, al quale era affezionatissima. Aveva una stanza completamente riservata alla musica, piena di vinili, più pratici CD, locandine e fotografie; qualche strumento. Il suo stile di vita aveva senza dubbio influenzato il modo in cui lavorava: qualsiasi cosa succedesse, non si faceva mai prendere dal panico, dallo sconforto o dallo stress. Faceva un respiro profondo, riapriva gli occhi e, sorridendo, prendeva in mano la situazione e il telefono. Alcuni pensavano che avesse in rubrica un certo numero di contatti a cui passare la patata bollente, e che questo fosse il motivo per cui sorridesse sempre. In realtà, era carattere. Ma di certo aveva qualche santo in paradiso.

    A quel punto la parola fu ceduta ad Amanda, che con un mezzo sbuffo si alzò e commentò noiosamente per i colleghi le foto delle proposte per la stagione a venire, con un eloquente gesto della mano.
    Le sue rotondità pronunciate la mettevano a disagio in un mondo in cui c’era un viavai continuo di fuscelli filiformi, e questo la metteva spesso di cattivo umore. Ogni volta che c’era un casting o una sessione di prove non la si vedeva uscire dal suo ufficio fino allo scoccare delle 18. Non faceva nemmeno la pausa pranzo, che sostituiva con un’insalatina portata da casa; Tauro malignamente si domandava come facesse ad essere così grassa se mangiava così poco.
    Giocava a calcio, Amanda, nella squadra dilettantistica della sua parrocchia, e ogni tanto le colleghe andavano a vederla giocare. Amanda le invitava solo quando era certa di vincere.
    Una sua particolarità era di andare sempre in vacanza in montagna, sia d’inverno che d’estate. Le amiche sapevano che non l’avrebbero mai vista in costume, e non provavano nemmeno a insistere quando, nei lugli più caldi, ancora costrette in ufficio, si concedevano uno stacco in piscina durante la pausa.
    Sedeva a capotavola perché la sua era la posizione più importante: era quella che coordinava i piani bassi (i laboratori e l’atelier, dove i bozzetti si trasformavano in capi veri e propri) su su fino all’Olimpo, che si occupava del brand vero e proprio. Non aveva aiutanti o valletti perché le piaceva lavorare da sola, ma quando lei chiamava (non avrebbe mai invocato aiuto, non rientrava nei suoi cromosomi), uno stuolo di persone era sempre pronto a prostrarsi ai suoi piedi.

    Tauro taceva, malcelando il suo disinteresse. Claudia gli diede una piccola gomitata senza farsi notare dagli altri, e gli sussurrò: “un penny per quello che pensi”. Tauro sorrise, e dopo essersi guardato un po’ intorno le rispose “la vita è una collezione di punti di domanda. Aggiungi questo nella tua”.
    I genitori gli avevano dato quel nome in onore delle loro origini iberiche (le loro famiglie erano scappate dalla Spagna della guerra civile) e soprattutto per buon auspicio, di tanti successi e di tanti nipotini. Si può dire che Tauro avesse adempiuto a buona parte delle loro aspettative: era benvoluto e rispettato da tutti ed era bravissimo nello svolgere il suo lavoro, il quale era anche ben pagato. Ma era irrimediabilmente gay.
    Aveva la lingua più tagliente del gruppo (pur essendo in ottima compagnia), e non le mandava certo a dire.
    Era un perfezionista, e da ciò derivavano le sue proverbiali sfuriate quando era sotto stress; non capiva perché, se lui era puntuale, gli altri non potessero fare lo stesso. Claudia una volta gli aveva risposto candidamente che la puntualità era una gran perdita di tempo, specie lavorando con creativi e belle donne, che – secondo un suo teorema – vivono in ritardo, e lo coltivano. Si punzecchiavano in continuazione, anche in virtù delle loro doti in fatto di eleganza e gusto che li portavano forzatamente spesso a lavorare insieme –e quindi a scontrarsi per prendere una decisione –, ma si volevano bene.

    In quel momento entrò nella stanza Maria Giulia, trafelata ma non troppo. In canonico estremo ritardo.

    Era la creativa, o per meglio dire l’estrosa del gruppo; ma metà delle sue idee venivano bruciate perché le mancava la voglia e l’impegno di realizzarle. Se fosse stata il personaggio di una fiaba, sarebbe stata certamente Alice nel paese delle meraviglie: nelle trasferte infatti, gli altri della tavola rotonda non la perdevano un attimo di vista, per paura che per seguire un cartellone pubblicitario sul tetto di un taxi perdesse la strada, o peggio, venisse investita dalle macchine che sopraggiungevano. Quando Tauro aveva immaginato questo contesto, nessuna aveva riso: sapevano che non era un’idea poi così distante dalla realtà.
    Amava tutto ciò che era etnico, particolare e bizzarro: in una parola, unico. Forse era preda di questa ricercatezza perché aveva sempre voluto distinguersi dalla sorella gemella, la quale rispecchiava molto più compiutamente i desideri della famiglia: prima della classe, con l’hobby della recitazione teatrale, ordinata e pura come una facciata vittoriana, di recente sposata con un pilota di linea e in attesa del primo bebè. Per contro, Maria Giulia era stata una scapigliata, che fumava e beveva e girava in moto, e appena aveva potuto aveva lasciato la casa di famiglia. Vi si recava solo per brevi apparizioni, a volte per le feste comandate, a volte di sorpresa, giusto il tempo per prendersi l’ennesima strigliata dai genitori e rientrare in città.
    Aveva una fortissima fiducia in se stessa, ed era sempre convinta di fare la cosa giusta; le rare volte che tornava un po’ coi piedi per terra e faceva un bilancio della sua vita si intristiva, e allora chiamava delle amiche e usciva a ballare. Il suo comportamento e il suo carattere suscitavano spesso ilarità, a volte biasimo, ma anche invidia, perché lei sapeva cogliere l’attimo.

    Il tempo passava, era giunta l’ora di tirare le somme della riunione. “Elia?” interrogò Amanda, facendo sobbalzare la ragazza come se fosse appena precipitata dalle nuvole. In riunione, bisognava sempre forzare la mano per farla parlare, o meglio, per farle esprimere il suo parere: tendeva a non prendere posizione o a schierarsi con la maggioranza, per non offendere nessuno.
    Era arrivata dal ramo pubblicitario, una succursale provinciale da spot della Mulino Bianco, e nonostante le pesasse fare la pendolare non si sarebbe mai e poi mai trasferita in città.
    Era tagliatissima per il mestiere che faceva (promuoveva e pubblicizzava le collezioni), e da quando era arrivata le campagne pubblicitarie della società avevano assunto un non so che di etereo, specchio fedele della sua mentalità innocente e pulita. Fin troppo. I colleghi si domandavano quanto un pesce rosso come lei potesse durare nella vasca degli squali (come quelli del giro chiamavano “affettuosamente” l’ambiente). Sembrava una Giovane Esploratrice in gita sul picco del Diavolo. Molti avevano sviluppato un istinto protettivo nei suoi confronti, anche perché era la più giovane del gruppo.
    Non la si sarebbe mai potuta mandare a una cena di lavoro, perché avrebbe quasi certamente finito col dire qualcosa di troppo; e poi, lei non ci sarebbe mai andata, a una cena di lavoro, per non rischiare di mancare alla messa serale o alla cena con la famiglia.
    Era una ragazza capace, ma non le piaceva farsi notare. Si dilettava con la pittura, ma non avrebbe mai esposto i suoi dipinti, per evitare di essere al centro dell’attenzione.

    In attesa che Elia si ricomponesse, Amanda si girò di novanta gradi e chiese “Gloria, allora”. Quest’ultima abbassò gli occhi sul foglio delle note e fece cenno di sì con la testa. Elia la imitò, togliendosi d’impaccio.
    Gloria. “E il nome dice tutto: l’hanno educata a combattere sempre, a lavorare duramente per conquistare le cose che vuole e per difendere ciò in cui crede”: una volta Tauro si era pronunciato così su di lei, e ci aveva preso. A quel punto aveva aggiunto, con un sorriso bonario e una mano sulla spalla di lei: “che infanzia infelice!”.
    Era la diplomatica del gruppo: a lei toccava portare le decisioni della tavola rotonda e le esigenze dei dipendenti in generale davanti al capo, e fargliele piacere; e viceversa. Era una posizione impegnativa, perché bastava un passo falso per perdere la fiducia degli opposti schieramenti. La sua tecnica consisteva nell’inculcare nelle due parti la convinzione che l’idea proposta fosse in realtà la propria, di modo da sondare il terreno e spingere in una direzione o nell’altra prima che fosse presa la decisione definitiva. In questo modo tutti tendevano ed essere soddisfatti.
    Anche per questi motivi aveva fatto rapidamente carriera; essendo ancora giovane e in una posizione molto ambita (forse perché gli altri non si rendevano conto di quanto fosse stressante), tendeva ad essere molto esigente in fatto di chiarezza e impegno, da tutti.
    Questo suo ruolo ambivalente aveva forse accentuato la sua riservatezza; non dava quasi mai a vedere quello che pensava, e le poche volte che lo faceva, non potevi avere la certezza che non stesse in realtà svolgendo – nel migliore dei modi – il suo lavoro di mediatrice.

    Tutti si alzarono, raccattarono le loro borse e vi infilarono le cartellette con i documenti che avevano stilato. La riunione era finita.

    April 06

    perchè siamo inaffidabili


    cos'è cambiato, a oggi?

    Benché fosse la più debole delle grandi potenze, l’Italia cercò costantemente ogni occasione per espandersi e guadagnare potere (ricerca del posto al sole fra le grandi potenze). L’Italia concentrò le sue mire aggressive su 5 aree diverse: Nordafrica (Egitto, Libia e Tunisia), Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia), Balcani meridionali (Albania, Corfù, Dodecaneso e parti della Turchia sud-occidentale), impero asburgico nella parte sud (Dalmazia, Istria, Trentino e Veneto) e Francia sud-orientale (Corsica, Nizza e Savoia).  I principali rivali dell’Italia per il controllo su queste aree furono l’Austria-Ungheria nei Balcani e la Francia in Africa.

    Se le mire ostili dell’Italia furono sempre presenti, il suo esercito era però inadeguato all’espansione; di conseguenza, i leader italiani cercarono sempre di evitare un confronto militare diretto con altre grandi potenze, salvo che l’avversario non stesse per perdere una guerra o avesse una parte rilevante delle sue forze impegnate su un altro fronte.

    A causa della scarsità di doti militari, gli statisti italiani fecero pesantemente leva sulla diplomazia per guadagnare potere: prestarono sempre grande attenzione a scegliere i partner con cui allearsi e furono particolarmente abili a mettere le altre grandi potenze l’una contro l’altra a vantaggio dell’Italia. In particolare, operarono in base al presupposto che pur non trovandosi con carte risolutive in mano, l’Italia possedeva forza militare sufficiente a spostare l’ago della bilancia fra le maggiori potenze, le quali, riconoscendo il fatto, erano pronte a concessioni pur di assicurarsi la sua fedeltà. Brian Sullivan definisce questo approccio "la strategia del peso decisivo".

    J. Mearsheimer, La logica di potenza


    April 03

    ho deciso

     
    è un po' una pretesa mettere questo post nella categoria "Vita", prometto che da quando inizierò il progetto creerò una categoria a parte.
     
     
     
    dopo i recenti sviluppi, ho deciso. non resisto più. mi sto perdendo troppi dettagli e perciò affermo che inizierò a stendere
     
    DELIRIFUL
     
     
     
    intramezzato qua e là da interventi semiseri
     
    per esempio, una recente ricerca scientifica ha mostrato che i segni zodiacali non aiutano a cercare l'anima gemella.
    e io dico "ammazzate, complimentoni per la scoperta! tra cosmetici e ricerche così utili ci mangiamo via i soldi per la ricerca. intanto la gente continua a morire per malattie incurabili, ospedali vacanti, impianti di potabilizzaizone dell'acqua mancanti e via così. complimentoni."
    April 01

    i need you


    I don’t need a lot of things
    I can get by with nothing
    Of all the blessings life can bring
    I’ve always needed something
    But I’ve got all I want
    When it comes to loving you
    You’re my only reason
    You’re my only truth

    I need you like water
    Like breath, like rain
    I need you like mercy
    From heaven’s gate
    There’s a freedom in your arms
    That carries me through
    I need you

    You’re the hope that moves me
    To courage again
    You’re the love that rescues me
    When the cold winds, rage
    And it’s so amazing
    ’cause that’s just how you are
    And I can’t turn back now
    ’cause you’ve brought me too far

    I need you like water
    Like breath, like rain
    I need you like mercy
    From heaven’s gate
    There’s a freedom in your arms
    That carries me through
    I need you
    Oh yes I do