Valentina's profileJust Me, Myself and IPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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November 17 the only way out is through, a little bit on the righter sidesono qui che mi sforzo di studiare una materia che non mi piace, presa da un misto di stanchezza, inerzia e sconforto che proprio nunvvabbeeeene, perchè mi offre ogni pretesto possibile e impossibile, immaginabile e inimmaginabile, per ruotare la testa e ciò che essa dovrebbe contenere semplicemente ALTROVE. un daqualcheparte indifferente, qualsiasi posto è buono, basta non stare qui.
le parole di alanis, che forti affrontano le mie immani debolezze, dovrebbero far sì che, non appena concluda questo post, spenga il computer e non mi alzi dalla sedia finchè giustizia ITLOS non è fatta. col senno di poi noto che questo post non è affatto corto, e non credo sia un caso.
ricordati, ricordatevi: l'unico modo per lasciarselo alle spalle è passarci attraverso. una delusione, un obbligo, un esame, un brutto momento.
the only way out is through!
come quel tale, dante alighieri. scendi agli inferi, per poi risalire la china.
è il mio carattere. lui cerca scuse che la mia testa non vuole dargli.
adesso si diverte a percuotersi il petto e cospargersi il capo di cenere per cosa? per qualche esamuccio fondamentale in cui non può accettare esiti inferiori al 27 pena esclusione dalla corsa (già persa, ma tentar non nuoce) verso una borsa di studio lunga lunga lontano lontano (is it worth it, man?), e per un uomo-pupazzo gnappo che a me ricorda tanto il comolo per il suo innato brio e trasformismo (e qui mi riferisco ai disegni di cuba e scaldino, e della sua inseparabile amica, la Circonferenza) nonchè per il fatto che anche lui ama rovinarmi l'esistenza (leggi: tesi).
ma serve piangersi addosso, disse la testa? no. arrabbiarsi? nemmeno. forse è per questo che l'inerzia ha preso il sopravvento, per sfuggire a questi estremi metodi reattivi.
l'unico modo per tirarsene fuori è passarci. magari non proprio in mezzo, magari un po' di lato, un po' esterno destro con tiro ad effetto. goal. paul scriverà una pagella su di me, allora.
start. arresta il sistema.
November 15 per tutti i muri di cartapestaho attaccato le mie casse alla parete. rivolte verso la parete.
perchè?
perchè il mio vicino adolescente capisca che se vuole la guerra dei decibel, io non mi tirerò certo indietro.
e poi perchè impari qual è la buona musica.
November 06 enzo, novecento, biagiUn martedì come tanti. Sveglia, the, il gatto che si struscia sulla gamba, la banchina della metropolitana “oggi c’è meno gente”, penso. Università, lezione di diritto privato. Noiosa lezione di diritto privato. Un occhio al giornale, hanno arrestato dei mafiosi. Bene. Magari ne parliamo più tardi in palestra, che ho anche un disperato bisogno di sfogarmi. Un martedì qualsiasi di un periodo un po’ così. È difficile che vada peggio, pensi. E invece va peggio, molto peggio. Alice, è morto Enzo Biagi. Poi alza gli occhi, ma io tanto non la vedo, sono già in un altro posto.
ENZO BIAGI.
Enzo Biagi no, cavolo.
C’è tanta, tantissima gente anche attempata che merita di morire, ma Enzino no!
E qui partono i pensieri irrazionali, slacciati e senza un perché apparente. Pensi ai suoi 5 anni di silenzio che rimpiangerai tutta la vita. Pensi che non può morire. Non può morire perché è un mostro sacro; non può morire perché c’è ancora tanto da raccontare e nessuno sa farlo come lui; non può morire perché senza di lui verrebbe a mancare quel lumicino splendente che ancora salva la televisione italiana; non può morire perché è Enzo Biagi! A questo punto ti rendi conto che stai esagerando. E comunque è fiato sprecato, non puoi impedirgli di morire perché è già andato. Serenamente, dicono – almeno questo. Ti lascia l’amaro in bocca, il fatto che Enzo Biagi non c’è più. Sembra che tutto il Novecento, non ci sia più.
E di colpo, non è più un martedì come tanti altri.
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